Federica

Federica, 26 anni, Operatrice volontaria presso l’Arciragazzi Salerno.

Che tipo di attività stai svolgendo da remoto?
Sto svolgendo un’attività principalmente online, ovvero mi occupo di gestire i social dell’associazione, in particolare la pagina facebook sulla quale pubblichiamo quotidianamente più contenuti, sia di cultura generale che video-didattici.

In che modo sono stati suddivisi e assegnati i compiti all’interno del gruppo dei volontari?
Ognuno di noi, in base ai propri interessi e al proprio specifico campo di studi, ha scelto un argomento da sviluppare in forma di rubrica, che aggiorniamo quotidianamente. Il lavoro, dopo una prima fase individuale, viene poi discusso all’interno del gruppo per eventuali revisioni, modifiche o aggiunte.

L’attività che ti è stata assegnata ti piace? Perché?
Mi piace molto poiché la vedo come una naturale evoluzione del progetto originale, anzi in qualche modo, avere sempre a portata di mano i contenuti didattici ha aggiunto del potenziale al progetto stesso.

C’è stata e c’è collaborazione fra voi volontari?
Ci sentiamo ogni giorno e anche nel fine settimana per organizzare il lavoro in modo preciso e puntuale, quindi sì c’è stata collaborazione e soprattutto cerchiamo di venirci incontro per le difficoltà, non scontate, che possiamo riscontrare in questa nuova modalità.

In che modo sono cambiati i rapporti fra volontari e destinatari del progetto?
Appena ripresa l’attività da remoto, abbiamo cercato di recuperare i rapporti con gli utenti del nostro progetto, che si sono detti entusiasti per i lavori che abbiamo deciso di svolgere, nonostante non tutti riescano a tenere il passo con la tecnologia.

Come immaginavi il servizio civile prima di questa emergenza e cos’è cambiato con questa nuova modalità?
Immaginavo un’attività simile e mi reputo soddisfatta del lavoro che stiamo svolgendo. In sede, il nostro compito non è soltanto quello di aiutare i ragazzi e i bambini nel supporto allo studio, ma anche e soprattutto di intrattenerli con lavori creativi e credo che in questo modo stiamo portando avanti il medesimo fine, seppur con modalità totalmente differente.

L’utilizzo degli strumenti che ti sono stati messi a disposizione è stato utile?
Abbiamo sicuramente dovuto adeguarci agli strumenti che avevamo e abbiamo a disposizione, ma credo che la cosa più interessante sia che, scambiandoci informazioni tra di noi, abbiamo imparato molte cose in più e ad utilizzare strumenti di comunicazione nuovi.

Quanto ritieni ti abbia sottratto la quarantena dalla tua quotidianità?
Mi reputo fortunata poiché so benissimo che molte persone e interi nuclei familiari hanno vissuto questo periodo con notevoli difficoltà in più. Sia io che i miei colleghi volontari abbiamo fatto il possibile per mantenere attiva la concentrazione e la volontà di portare avanti il progetto, nonostante il senso di spaesamento e l’assenza di contatto umano, che è la cosa che manca di più.

Descrivi, secondo il tuo punto di vista, quali potrebbero essere i PRO e quali i CONTRO della pandemia
Non mi sento di parlare di PRO in senso stretto, poiché la considero un’affermazione molto cinica, ma sicuramente aver “frenato” l’attività umana ha permesso di sollevare dubbi sul normale stile di vita. I CONTRO credo siano scontati, siamo stati privati del contatto umano nel migliore dei casi. Nel peggiore, le persone sono state private di qualcosa di immensamente più importante, sia esso più materiale come il lavoro che più umano, come gli affetti e forse l’aspetto peggiore è stato proprio vedere da casa l’avanzare di tutto questo, non potendo fare più di tanto.

Queste attività e queste nuove esperienze potranno essere utili in futuro?
Sicuramente. Tutti noi del mio gruppo, abbiamo imparato un nuovo tipo di collaborazione e l’uso di strumenti differenti rispetto ai soliti, che sicuramente si riveleranno preziosi anche quando, si spera presto, si tornerà alla normalità.

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