Sara

Sara, 20 anni, Operatrice volontaria presso l’associazione Tyrrhenoi.

Di cosa ti occupavi prima dell’emergenza sanitaria e come è cambiato il tuo ruolo?
La nostra associazione ha come obiettivo il supporto, sia in ambito scolastico che dell’inclusione sociale dei bambini, che spesso già presentano delle situazioni familiari complicate.
Quindi il mio compito era quello di “educatrice/animatrice”. Ci tengo molto all’ambito emotivo della vita dei bambini, in particolare all’inclusione. Proprio per sviluppare il senso di inclusione il sabato mattina venivano organizzate giornate ludiche. Queste giornate, a mio avviso, erano ottime non solo per l’eliminazione dell’isolamento sociale, ma anche per la comprensione di temi complessi che hanno afflitto la società, come la Shoah.
Sottolineo questi momenti di aggregazione, perché attualmente il mio compito da volontario non è variato, se non nelle modalità di svolgimento. La distanza, secondo me, ci rema contro alimentando l’esclusione e l’isolamento sociale.
Da un punto di vista tecnico, risulta complicato anche ottenere un colloquio con i ragazzi e i bambini, per i molti impegni scolastici.

Ti senti penalizzata a lavorare da remoto e credi sia più difficile ottenere dei risultati?
Sicuramente il contatto in presenza è differente. Capiamo il disagio dei bambini ad avere come unico contatto umano, al di là dei genitori, uno schermo. L’attenzione è inferiore tramite lo schermo, questo è causa del continuo utilizzo di questo mezzo.
Io, come sicuramente anche i miei colleghi, percepiamo la difficoltà di alcuni bambini nel capire le attuali restrizioni. Cerchiamo quindi di rallegrarli e di allontanarli dal pensiero della reclusione. Questo grazie anche alla presenza fisica dei genitori. La mia preoccupazione ricade nel momento in cui anche questa presenza viene a mancare per cause lavorative.

Come avete aiutato i bambini a comprendere la situazione?
Un nostro grande alleato è l’arte e il disegno. Tramite i disegni cerchiamo di spiegare i motivi delle restrizioni e le regole da seguire.

Cosa ti aspettavi dal servizio civile?
La creazione di legami sia con gli altri volontari che con i bambini. Ero entusiasta soprattutto dei sabati ludici, giornate che potevano essere sfruttate per donare ai bambini una visione positiva della vita. Ad esempio, sviluppare un legame con la natura con piccole gite locali.

Le tue aspettative sono cambiate?
Voglio comunque coltivare questi legami, sarà solo più difficile. Spero di poterli rivedere tutti e che ne siano felici.

Come sono cambiati i rapporti tra voi volontari?
I rapporti sono rimasti invariati, anzi ci siamo più uniti di prima. Siamo riusciti a creare delle amicizie nonostante il subentro dell’emergenza sanitaria.

Credi che le attività del lavoro da remoto possano giovare al servizio civile in futuro?
Si, credo che si possa sfruttare questa esperienza per rinforzare il progetto. Fruttandolo per arrivare, in futuro, quei bambini che sono impossibilitati a raggiungere fisicamente la sede di attuazione del progetto.

Come hai vissuto l’emergenza sanitaria?
Inizialmente ero incredula ed è stato faticoso adattarsi, essendo una persona dinamica e impegnata. La vita si è rallentata. Il disorientamento, però, è durato poco. Ho trovato nuove passioni che mi hanno riempito la giornata, tra cui la cucina.
Una cosa positiva che, questo distacco dalla realtà, mi ha lasciato è la scoperta di amici che ci sono e vogliono esserci. Molte relazioni si sono rafforzate, mentre altre si sono sgretolate.
Si può essere vicini anche da lontani, ad esempio: ho compiuto gli anni in quarantena, senza festa, senza amici, ma sono stata sommersa dalle chiamate. I miei amici c’erano anche se lontani.

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