Federica

Federica, 23 anni, volontaria del progetto Studio e non solo

A gennaio ho iniziato una nuova avventura: il servizio civile nazionale. Già dopo il primo incontro in sede, avevo capito che mi aspettava una gran bella avventura, fatta di incontri, sorrisi e senso di solidarietà. I mesi di gennaio e febbraio sono stati intensi e conciliare i turni di lavoro con gli orari delle lezioni all’università è stato per me l’impegno più difficile. Per fortuna ho sempre avuto sostegno! In sede è stata fondamentale la presenza dei miei colleghi, sempre pronti ad aiutarmi, e dei nostri responsabili che non hanno mai perso occasione per farci sorridere e divertire, nei momenti di pausa. A volte mi sono sentita scoraggiata, sopraffatta dagli impegni, ma sono stata anche tanto fortunata ad aver incontrato persone che mi hanno sempre spronata a fare del mio meglio e a non mollare. Le ore di lavoro si sono susseguite in modo così veloce che mi sembra così lontano adesso immaginarci tutti lì.

È dal 10  marzo che non ci incontriamo, che non facciamo le attività che facevamo prima. L’attività che maggiormente ho apprezzato nei due mesi di lavoro in sede sono state le formazioni, momenti d’incontro e di confronto con altri volontari. Ricordo bene le sensazioni all’arrivo in sede: ansia, paura di sbagliare. Tutti timori infondati, perché dopo neanche mezz’oretta eravamo tutti in giardino seduti in cerchio a parlare e ad esporre davanti a “sconosciuti” le proprie esperienze.  Questi momenti mi resteranno in mente. Mi manca soprattutto il contatto umano, poter aiutare un utente dal vivo, in sede. Mi manca poter chiedere aiuto ai responsabili, sempre pronte a spiegarmi passo per passo cosa c’era da fare.

Le attività che ora sto svolgendo da remoto riguardano prevalentemente il supporto organizzativo e comunicativo. Per lavorare in questa nuova modalità abbiamo creato una piattaforma comune, per la condivisione di file word o excel, con i responsabili della sede su di una piattaforma. Sicuramente l’attività in sede è molto più interattiva e viva, ma anche questa nuova modalità è utile. Abbiamo sicuramente dovuto adeguarci agli strumenti che avevamo e abbiamo a disposizione, ma credo che la cosa più interessante sia che, scambiandoci informazioni tra noi, abbiamo imparato molte cose in più e ad utilizzare strumenti di comunicazione nuovi. Io personalmente sto migliorando le mie capacità nell’utilizzo di piattaforme, software e microsoft excel.

Spero che tutto possa tornare alla “normalità” il prima possibile.

Il contatto fisico: la nostra prima forma di comunicazione. Sicurezza, protezione, conforto: tutto nella dolce carezza di un dito o di due labbra che sfiorano una guancia morbida. Ci unisce quando siamo felici, ci sostiene nei momenti di paura, ci emoziona nei momenti di passione e amore. […] Ma non ho mai capito l’importanza di quel tocco, del suo tocco, fino a quando non ho potuto più averlo.” (dal film A un metro da te).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *