Motus

L’associazione universitaria Motus è tra quelle che ha saputo reagire in modo più creativo ed efficace alle limitazioni “fisiche” causate dall’emergenza sanitaria.
Chiadiamo al presidente Vincenzo Talotta le soluzioni individuate.

Come avete modificato le vostre abituali attività per fare fronte all’emergenza sanitaria e quali strumenti sono stati usati?
Dall’emanazione del DPCM la sede, essendo posta all’interno della struttura universitaria, è stata chiusa. Di conseguenza, con non poche difficoltà, abbiamo dovuto adeguarci alle nuove condizioni. Abbiamo comprato la licenza per una piattaforma che ci ha permesso di gestire le attività dell’associazione e il lavoro dei nostri volontari. In questo modo, siamo riusciti a fornire a tutti i volontari una app in grado di facilitare notevolmente la comunicazione tra i membri interni e lo svolgimento del proprio lavoro da remoto.

Come funziona la piattaforma?
La piattaforma permette ai volontari di ricevere le chiamate da parte degli studenti dell’ateneo, garantendone la privacy e funzionando come un qualsiasi device telefonico. Gli utenti chiamano al nostro numero e la telefonata viene indirizzata al primo volontario libero. Avendo un buon numero di volontari, fin ora non abbiamo avuto nessun problema di attesa. In questo modo è stato possibile continuare a portare avanti l’attività di info-point. Infine, abbiamo tentato di avviare anche qualche attività ludiche, ma il loro sviluppo risulta difficile.

Di cosa vi occupate principalmente e riuscite ad ottenere i risultati sperati?
Principalmente chiariamo le nuove modalità riguardanti la didattica e raccogliamo le varie difficoltà e problematiche che gli studenti ci riferiscono in merito. Siamo tenuti molto in considerazione dagli organi universitari, consigli didattici e dipartimenti, perché rappresentiamo uno strumento di comunicazione aggiuntivo che arricchisce i canali già presenti. Quindi, possiamo sicuramente dire che i risultati ci sono e sono visibili.

Cos’è cambiato nelle interazioni tra i volontari e qual è l’umore generale?
I volontari, grazie anche alla possibilità di poter comunicare tra loro tramite la piattaforma, hanno rafforzato il legame tra di loro e sono felici di rendersi utili in questi giorni di distanziamento sociale. Insomma, si può dire che l’unico cambiamento sia stato quello relativo all’aumento delle distanze.

Quali sono state le difficoltà per la partenza da remoto del progetto?
La vera grande difficoltà è stata sicuramente l’organizzazione della modalità da remoto. Dopo diversi interrogativi, l’utilizzo di una piattaforma ci è sembrata lo strumento più efficace per la gestione della situazione. Un’altra difficoltà è stata quella di creare una piattaforma capace di essere utilizzata da così tante persone, considerando che della nostra associazione ci sono circa 20 volontari. In questo momento il nostro lavoro è marginale ed è giusto che venga svolto da remoto, senza mettere in pericolo nessuno. L’unica cosa che in questo periodo si può fare è restare il più possibile a casa e salvaguardare la salute di chi ci è vicino. Sicuramente l’emergenza sanitaria ci ha isolati come individui, ma ci ha fatto crescere come comunità.

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